Questo libro di Mauro Mellini, che conosco fin dall’epoca del nostro impegno comune nel caso Tortora, si allontana dai punti di vista usuali secondo i quali sono giudicati, con una severità che, tuttavia, si rivela sempre inferiore a quella dovuta, avvenimenti e persone della Giustizia nel nostro Paese.Anziché guardare allo stato allarmante della disfunzione, oramai cronica e tale da lasciare ben poco spazio alla speranza, Mellini, con puntualità e quasi con puntiglio, esamina la progressiva distorsione istituzionale della macchina della giustizia, il cui potere, negli anni si è andato allargando oltre l’alveo che le è proprio, con alterazione dell’equilibrio tra i vari poteri e funzioni dello Stato.
Una vera e propria “devianza” dell'apparato giurisdizionale, con tendenza a sostituirsi al potere legislativo ed a quello esecutivo, che si manifesta con la conseguente assunzione di indirizzi, finalità e connotazioni inevitabilmente politici. La Giustizia diventa governo, diventa partito. E, conseguentemente, diventa meno giusta. Una devianza che ha origini disparate e le cui responsabilità vanno attribuite a categorie e forze politiche diverse.
Così, continuando a condividere con Mellini giudizi, constatazioni, sensazioni sullo stato di quel mondo giudiziario in cui ambedue siamo vissuti e viviamo, “scopro” che altre ragioni, altre radici attribuisce Mellini alla deprecata situazione che tutti abbiamo sotto gli occhi e che un altro “fenomeno giustizia” è da lui avvertito e sembra attrarre ancor più la sua attenzione e suscitare le sue preoccupazioni: la giustizia che diventa partito non è solo necessariamente ingiusta, diversa dal concetto che di essa si vuole (e si deve) avere.
È un elemento perturbatore della vita della società e dello Stato, un pericolo incombente sulle libere Istituzioni.
Un’analisi tutt'altro che ottimistica, dunque, quella di Mellini. Tuttavia, per poco che ci si soffermi a riflettere sul contenuto di questo libro, ci si accorge che è tale da costituire la premessa di ogni possibile azione, di ogni possibile riforma atta a scongiurare effetti tanto deleteri quanto reali e pesantemente incombenti su di noi.
Quest’opera di Mellini, dal titolo tanto provocatorio quanto realistico, sarà dunque utilissima per riflettere, ma anche, è augurabile, per agire nel senso e per le finalità da tanti auspicati. Giuseppe Lipera
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Vi chiedo di pubblicare qui recensioni del libro ed articoli di giornale che parlano del "partito dei magistrati". Sarebbe utile, grazie.
RispondiEliminaRecensione di www.grandangoloagrigento.it
RispondiEliminaUscirà tra breve il libro di Mauro Mellini: “Il Partito dei Magistrati” – Storia di una lunga deriva istituzionale con Bonfirraro Editore, prefazione di Giuliano Ferrara (pagine 216, euro 15,90).
Mauro Mellini ha dichiarato: “Questo libro era pronto, praticamente, dalla primavera scorsa. Avevo provato ad offrirlo, gratuitamente e senza alcuna contropartita, come strumento di dibattito e di formazione politica a chi molto se ne sarebbe dovuto giovare. Ho dovuto constatare ancora una volta che offrire è più difficile ed avvilente che chiedere e che, forse, mostrare disinteresse provoca diffidenze e perdita di prestigio. Molti editori, poi, hanno in orrore tutto ciò che non è “politicamente corretto” e che riflette punti di vista meno che scontati ed usuali, quando non sfoderano spocchia e pretendono di esercitare condizionamenti. All’Editore Bonfirraro va la mia gratitudine per avermi dimostrato di essere il contrario di tutto ciò e quindi, anche al di là del desiderio di vedere assicurato al mio lavoro il successo che credo meriti. Ho cercato, con questo libro, di mettere in chiaro che il male oscuro della giustizia italiana e la devianza di essa da quella che è la sua funzione propria: risolvere controversie e reprimere reati con l’esatta ed uniforme applicazione della legge e con l’accertamento della verità al di là di ogni ragionevole dubbio. All’apparato giudiziario sono state, nel corso di decenni, attribuite funzioni diverse, più ampie e tali da sovvertire l’equilibrio tra i poteri dello Stato e da mettere seriamente in pericolo le libertà civili ed il sistema democratico. Ho cercato di spiegare l’intreccio delle ragioni più disparate e delle responsabilità vaste e di diversa natura che lentamente ma inesorabilmente hanno portato a questa situazione. Credo che occorra respingere l’idea di una sorta di complotto politico per strumentalizzare la giustizia. C’è qualcosa di più. Di più complesso ed, oramai, radicato ed, al contempo, di meno appariscente. Si tratta della più grave deformazione del sistema istituzionale del nostro Paese ed anche del più grave pericolo che corrono le Istituzioni libere e democratiche”.
www.grandangoloagrigento.it/?p=13034
Libri: “Il partito dei magistrati” nella trincea delle emergenze, di Mauro Mellini
RispondiEliminadi Guido Vitiello
Corriere della Sera, 14 novembre 2011
Dalla legge Breganze al processo Tortora e a Mani pulite Mauro Mellini denuncia potere dei pm e inerzia dei politici Ci sono parole galeotte, condannate a trascinarsi dietro, come una palla al piede, il peso di un aggettivo infamante.
Il liberismo è sempre “selvaggio”, il garantismo “peloso”: l’ipotesi che esista un liberismo addomesticato o un garantismo glabro non è contemplata. Ma ad accomunare le due parole è anche un beffardo gioco di ombre cinesi, che le fa apparire più grandi di quanto non siano.
Chi si scaglia contro la testa di turco del “pensiero unico neoliberale” dovrebbe farsi un giro in libreria: vedrà che la letteratura liberale è affare, per lo più, di piccoli editori battaglieri quanto invisibili, mentre sul bancone troneggiano i best seller contro la dittatura del pensiero unico, che a quanto pare così unico non è. Lo stesso vale per il garantismo, che passa per essere, Berlusconi regnante, pensiero egemone in materia di giustizia. Le sorti dei grandi garantisti, ridotti a scrivere su fogli semiclandestini e a pubblicare con editori fantasma, provano il contrario.
È il caso di Mauro Mellini, già deputato radicale e membro del Csm, che ha fatto il giro delle sette chiese in cerca di un editore per “Il partito dei magistrati”, trovando asilo solo presso il coraggioso ma minuscolo Bonfirraro. Ed è un peccato, perché libri come il suo sono proprio ciò che manca al dibattito (truccato) sulla giustizia: da anni assistiamo a una sfida da feuilleton tra un imprendibile Fantômas e un tenace commissario Juve, e il duello ruba la scena alle questioni serie, che riguardano, prima di tutto, l’equilibrio tra i poteri. O meglio, lo squilibrio.
Il libro di Mellini, tra il saggio storico, il pamphlet e il memoriale, rileva il paradosso di “una funzione dello Stato che si erge a partito e che come partito opera e si muove nella vita politica e sociale”. Il suo bersaglio è la “giustizia deviata”, uscita dal recinto delle sue funzioni e dedita al pascolo abusivo in terreni che non le spettano. Lo sconfinamento parte già nel dopoguerra e trova i primi appigli nell’ambiguo compromesso costituzionale. È teorizzato poi nel periodico di Magistratura democratica, che Mellini è andato a rileggersi: grattando la crosta del gergo contestatario, ecco emergere temi come l’indipendenza assoluta della magistratura e il suo diritto a mutare i rapporti sociali a colpi di sentenze. Ma il punto di svolta è la gestione delle due grandi emergenze, mafia e terrorismo. È allora che la giustizia si ammanta di metafore militaresche: i magistrati sono “in trincea”, ogni procura è un “avamposto dello Stato”. Il potere della corporazione si estende, la cultura delle garanzie retrocede. E già che in Italia, secondo l’adagio di Flaiano, nulla è più definitivo del provvisorio, l’emergenzialismo sopravvive all’emergenza..... continua su
http://www.ristretti.org/Le-Notizie-di-Ristretti/libri-il-partito-dei-magistrati-nella-trincea-delle-emergenze-di-mauro-mellini
Il Partito dei Magistrati
RispondiEliminadi Gianluigi Mazzufferi
Ho in mano l’ultimo libro di Mauro Mellini, “Il partito dei magistrati, storia di una lunga deriva istituzionale“, pubblicato dall’editore Bonfirraro. Un libro che avevo già letto prima che fosse stampato, grazie all’amicizia con l’Autore ed a quanti mi legano a lui. Un libro allora divorato in un battibaleno, ma che ora torno a rileggere con piacere.
L’ultimo lavoro di Mellini è rimasto “parcheggiato” per diversi mesi prima che – come dice il nostro avvocato – si uscisse dal giro di quegli editori che “sfoderano spocchia e pretendono di esercitare condizionamenti“. Anche questa è stata la sorte delle 200 pagine che denunciano il “male oscuro della giustizia italiana“.
Una sorte che avvolge, con un filo sottile, quasi invisibile uomini ed istituzioni.
Così è purtroppo, nei fatti, in quanto, da sessant’anni, l’apparato giudiziario tende a sostituirsi al potere legislativo. Il risultato porta inevitabilmente ad una netta, gravissima devianza, cosicché la magistratura diviene di fatto un “partito politico”. Quando la giustizia deforma gravemente i rapporti con le altre componenti dello Stato, risulta poi anomalo tutto il sistema istituzionale.
Mellini evidenzia magistralmente il sempre più grave pericolo che corrono le istituzioni, ed anche il fatto che purtroppo, con il passar del tempo, il rischio sembra sempre meno appariscente. Ciò accade quando non avvertiamo come l’apparato giudiziario divenga sempre più sostitutivo di quello legislativo. Il Paese resta così imprigionato in quella temibile trappola che, solo qualche tempo prima, era stata enunciata teoricamente da certi magistrati con la cosiddetta “dinamica evolutiva del diritto“.
Nella breve, ma lucida ed incisiva prefazione, a firma di Giuliano Ferrara (da ringraziare per aver rotto il muro della noncuranza, del disinteresse, della diffidenza verso un uomo che ha sempre avuto il coraggio di denunciare le sopraffazioni) viene riconosciuto a Mellini “ il candore personale” che “si sposa alla sottigliezza intellettuale in un pamphlet di singolare onestà ed efficacia”. E’ indubbio che si debba riconoscere al libro di aver centrato l’obiettivo su questa “patologia che oramai corrode come un “cancro” (l’espressione è di Mellini stesso), l’ordito costituzionale su cui si regge la Repubblica“.
Mauro Mellini nasce a Civitavecchia nel 1927. Inizia la professione di avvocato nei primi anni ‘50. Fonda nel 1966 la LID, Lega Italiana per il Divorzio, e già dieci anni prima, nel 1956, il Partito Radicale. Pubblica decine di libri da “Così annulla la Sacra Rota” del 1968 allo studio del clamoroso caso storico “Eminenza, la pentita ha parlato”, uscito nel 1982. Dal 1984 al 1989 scrive diversi libri sulla piaga del pentitismo; nel 1987 “Norme penali sull’obiezione di coscienza”, altro filone questo del suo impegno politico. E’ deputato per quattro legislature, con i radicali. Nel 1994 pubblica “Il golpe dei giudici”; seguiranno altri volumi su questi preoccupanti aspetti della malagiustizia in Italia. Dopo essere stato componente del Consiglio Superiore della Magistratura negli anni ‘90, fonda “Giustizia Giusta” ora on-line: www.giustiziagiusta.info
Un pezzo dello stato diventa partito
RispondiEliminalunedì 31 ottobre 2011
di Alessio Di Carlo
“Mentre si discuteva la Legge Breganze sull’automatismo delle carriere dei magistrati, in una riunione di ministri democristiani, dissi che quel sistema mi sembrava inconcepibile. Mi risposero in coro di tenere per me queste opinioni: “se no quelli ci incriminano tutti gli amministratori democristiani”. Chi parla è Giulio Andreotti, secondo la testimonianza di Mauro Mellini nel suo libro “Il Partito dei Magistrati – Storia di una lunga deriva istituzionale” di quanto dell’episodio aveva raccontato il leader democristiano, oramai Presidente del Consiglio, in una pausa dei lavori dell’Aula di Montecitorio.
Basterebbe la storia di questo ricatto, subìto con “naturalezza” da quei colleghi del “Divo Giulio” e raccontato da questi con relativa disinvoltura, per dimostrare che la tesi di “una lunga deriva istituzionale” che ha portato alla costituzione di quello che è oggi uno dei più potenti (se non il più potente) dei partiti nel nostro Paese, è tutt’altro che azzardata e soggettiva.
Con questo libro (edito da Bonfirraro – Barrafranca, pag. 201 € 15,90) Mauro Mellini tira le somme di un suo lungo lavoro di analisi delle anomalie della giustizia italiana, della quale ha sempre sostenuto essere assai più gravi le vere e proprie “devianze” che non la conclamata inefficienza.
La Magistratura, la funzione giudiziaria, un pezzo, cioè, dello Stato, esorbitando dall’alveo loro proprio, si sono sovrapposti ad altri poteri sostituendosi ad essi ed assumendo, per esercitarli, per “governare”, atteggiamenti e sostanza di un vero e proprio partito.
E’ un errore fuorviante, sostiene Mellini, ritenere che “il partito dei magistrati” sia, o sia solo, una sorta di complotto messo in atto da qualche tempo a questa parte per defenestrare Berlusconi. E’ qualcosa di diverso e, forse, di peggio. E’ il risultato di una lenta deformazione della stessa funzione giurisdizionale, conseguenza di una quantità di leggi improvvide che hanno, tra l’altro, stimolato atteggiamenti abnormi, senza effettive possibilità di rimedi, all’interno della Magistratura, che hanno resa arbitraria (altro che “obbligatoria”!) l’azione penale, consentendo operazioni di mera ricerca di “eventuali notizie di reato”, che hanno abbassato pericolosamente il livello culturale e professionale dei magistrati, creando tra di essi nuove “gerarchie” a misura del clamore che essi sanno suscitare attorno alle loro persone ed alle loro imprese, magari, sconcertanti.... continua su
http://www.giustiziagiusta.info/index.php?option=com_content&task=view&id=5242&Itemid=1
http://spettacoli.tiscali.it/articoli/libri/12/02/il-partito-dei-magistrati-intervista-mauro-mellini.html
RispondiEliminaINTERVISTA RADIOFONICA AVV. MELLINI http://youtu.be/IBsMvBSC9v8
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